Comportamenti Problema nell'Autismo: riconoscerli e affrontarli


Comportamenti Problema nell’Autismo: conoscerli e affrontarli

Nei contesti terapeutici e scolastici si usa frequentemente l’espressione “comportamento problema” racchiudendo in questo modo una serie di comportamenti caratteristici dei Disturbi dello Spettro dell’Autismo.

Partiamo da una definizione di comportamento problema:

“Comportamento di tale intensità, frequenza o durata che la sicurezza fisica della persona o di altri viene messa in grave pericolo o comportamento che può limitare seriamente o negare l'accesso all'utilizzo di strutture comunitarie” (Emerson).

I comportamenti-problema vengono messi in atto dal bambino nei vari contesti in cui si muove ed hanno delle forti ripercussioni sulla qualità della sua vita e su quella della sua famiglia.

Perché si manifestano?

Ognuno di noi ha dei bisogni da soddisfare e per raggiungere tale obiettivo, in un quadro di funzionamento “normale”, si esprimono richieste e si comunica con il mondo esterno, in un quadro di funzionamento come quello dell’autismo invece, esprimere una richiesta può rappresentare uno scoglio insormontabile, generando frustrazione con conseguente incapacità di codificarla e gestirla.

A generare un comportamento problema possono quindi intervenire quali l’incapacità di esprimere bisogni e disagi, l’incomprensione di richieste e bisogni, l’imprevedibilità degli eventi e l’incapacità di gestire l’imprevisto in quanto generatore di innalzamento del livello di frustrazione.

Quali sono le conseguenze dei comportamenti problema?

I comportamenti problema messi in atto dai bambini con autismo hanno ripercussioni negative su tutte le sfere della vita del bambino inclusi i suoi contesti di sviluppo e interazione. Questi comportamenti soprattutto se espressi in modalità violente ed etero ed autoaggressive mettono in pericolo il bambino stesso ma anche tutti coloro che gli vivono intorno, compagni di scuola, insegnanti, operatori e familiari. La conseguenza più naturale e devastante per il bambino è l’isolamento sociale, con esclusione da i vari contesti sociali e relazionali. Un’altra area molto colpita è quella dell’apprendimento in quanto il bambino perde la concentrazione, non amplia i suoi tempi di attenzione su un’attività e di conseguenza rallenta le acquisizioni. Altri importanti conseguenze dei comportamenti problema sono lo stress per i familiari e il burn out degli operatori.

Tra i comportamenti problema più frequentemente manifestati riscontriamo

Guardare altrove, Piangere, Urlare, emettere suoni ripetitivi e intensi, mordere ,buttarsi a terra, atti di autolesionismo, lancio di oggetti e tante altre manifestazioni che si presentano nei momenti di crisi.

Qual è la funzione dei comportamenti problema?

A cosa serve un comportamento problema è una questione a cui si può risalire attraverso il processo della valutazione funzionale. La valutazione, che precede qualsiasi ipotizzazione di intervento è utile per farci comprendere quali sono gli stimoli che lo provocano e quali i rinforzi che lo alimentano. Dopo una prima osservazione è possibile avere un quadro descrittivo del problema che pone le basi per l’ipotesi di intervento. L’osservazione è una fase molto importante nel processo di valutazione funzionale in quanto ci permette di aver accesso al “cuore” del problema conoscendone in tal modo ogni più sottile sfumatura.

Per un’osservazione efficace uno strumento molto utile è l’analisi ABC (Antecedente-Comportamento-Conseguenza).

Vediamo un esempio nella tabella riportata di seguito:

Mettere in relazione questi tre aspetti permette di ipotizzare la funzione del comportamento oggetto di indagine e costruire un intervento “su misura”.

Vediamo, ora più nel dettaglio, i passi per condurre una valutazione funzionale.

1. Definire il comportamento problematico in termini comportamentali

2. Individuare gli interventi antecedenti che regolarmente lo precedono

3. Individuare le conseguenze che immediatamente lo seguono

4. Prendere in esame le variabili mediche /personali che possono contribuire al problema

5. In base ai dati raccolti creare ipotesi sugli eventi conseguenti che mantengono il comportamento bersaglio, sugli antecedenti che lo elicitano e sulle variabili mediche/personali che lo intensificano

6. Raccogliere dati per stabilire quale delle ipotesi formulate è corretta

7. Iniziare il trattamento coinvolgendo tutte le persone che interagiscono con il soggetto

( Stoppioni , 2013)

Che cosa mantiene o aumenta la frequenza di un comportamento?

Fino ad ora abbiamo parlato di conseguenze e funzioni del comportamento problema , ma un altro concetto importantissimo su cui ci si deve soffermare nel valutare e ipotizzare quale sia il miglior intervento/trattamento è il concetto di RINFORZO.

Il rinforzo è un evento stimolo che, se somministrato immediatamente dopo un comportamento , induce l’aumento della frequenza di quel comportamento o la riduzione/scomparsa di un comportamento problema. Abbiamo due tipologie di rinforzo: Positivo e Negativo.

Il Rinforzo Positivo prevede l’aggiunta di un elemento positivo subito l’emissione di un comportamento che si intende incentivare; quello Negativo invece prevede la sottrazione di un elemento negativo o spiacevole che aumenta o mantiene la frequenza del comportamento.

In conclusione possiamo dire che i rinforzi, sia positivi che negativi, rappresentano una sorta di spinta motivazionale a mettere in atto e a ripetere un determinato comportamento ed è qualcosa di naturale che accade nella vita di tutti noi quindi saperli riconoscere e utilizzare è un’importante risorsa che un genitore, un terapeuta e un osservatore ha tra le mani.

#autismo #psicologia #comportamento #strategie #rinforzo #valutazionefunzionale

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