Disabilità e Genitorialità


La nascita di un bambino con disabilità rappresenta un momento delicatissimo nella vita di una coppia di neo-genitori o in quella di una famiglia. Il primo traumatico momento è rappresentato dal mettere in raccordo l’immagine del figlio immaginato durante la gestazione e la realtà.

Mille interrogativi affollano la mente dei genitori: “Ce la farò a gestire questa situazione?” “Sarò in grado di far fronte alle difficoltà?“ “La nostra famiglia resterà unita?” “Cosa farà nostro figlio da adulto nel momento in cui non potremmo più occuparci di lui?”.

La vita di questi genitori viene investita da uno tsoonami emotivo in cui ci si sente smarriti e inadeguati ad affrontare la situzione e spesso anche ad accettarla attivando sentimenti che viaggiano sulla frequenza della rabbia e del senso di colpa.

Come affrontare questa nuova sfida? Da cosa partire per riorganizzare e ridefinire la propria vita?

Dopo un iniziale periodo traumatico, la persona, la coppia o la famiglia iniziano inevitabilmente un percorso di accettazione, in cui si cerca di stabilire un nuovo equilibrio.

Se aiutati e guidati a comprendere gli individui, anche di fronte ad una situazione fortemente destabilizzante sono in grado di sviluppare capacità che non sapevano di avere arrivando nella migliore delle ipotesi a tirare fuori risorse importanti a garantire una buona qualità della vita per sé stessi e per i propri figli.

Il supporto sociale e psicologico gioca un ruolo fondamentale per il benessere della famiglia. Avere una rete di amici e parenti su cui contare allevia in modo significativo le sofferenze emotive dei genitori oltre ad essere una risorsa da un punto di vista pratico.

Nella fase di accettazione della disabilità del proprio figlio è fondamentale ricorrere ad un supporto psicologico al fine di riconoscere la disabilità e sviluppare le risorse interne per far fronte alla situazione con l’obiettivo di prevenire depressione, evitamento, abbassamento del tono dell’umore ed altri sintomi psichici che possono presentarsi se non avviene una giusta elaborazione dell’avvento della disabilità nella propria vita e se non si sviluppano e attivano le risorse intrapsichiche adatte a ridefinire in termini di auto-efficacia la propria vita in relazione al figlio disabile e alle altre figure della famiglia o all’altro genitore.

Il primo obiettivo di un percorso terapeutico o di supporto psicologico è presentare ai genitori la realtà oggettiva in cui il figlio si trova, la specificità della sua disabilità e guidarli a mettere in equilibrio i propri sentimenti con i fatti oggettivi che riguardano la realtà del bambino, in genere molto discrepanti tra loro.

A rendere molto complesso il processo di accettazione intervengono sentimenti soggettivi quali senso di colpa e senso di fallimento per aver messo al mondo qualcosa di “imperfetto”.

Questo vissuto ha un impatto emotivo molto forte sulla vita di questi genitori e per farvi fronte mettono in atto meccanismi di difesa e di compensazione arrivando a volte, addirittura a negare la disabilità del bambino. Portare alla luce con l’aiuto di una figura esperta questi meccanismi di difesa inconsci favorisce il processo di accettazione che altrimenti ne risulterebbe gravemente ostacolato.

Intervenire tempestivamente e intraprendere sin dal momento della nascita del bambino un percorso psicologico è necessario sia per alleviare le sofferenze dei genitori sia per prevenire l’esposizione del bambino ad una serie di stimoli negativi che creerebbero un imprinting da cui lui attingerà per sviluppare le sue competenze sociali, relazionali e i suoi pattern comportamentali oltrechè la sua risposta emotiva agli stimoli e alle sollecitazioni ambientali.

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